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PROGETTO DI LABORATORIO CLINICO PER ’ATTUAZIONE DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL

RESPONSABILE  Prof. Alessandra Pietrobon

Docente di diritto internazionale, Presidente del corso di laurea magistrale in Politica Internazionale e Diplomazia – Dipartimento di Scienze Politiche, giuridiche e studi internazionali, Università di Padova

PARTNER 

Delegazione italiana all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa – Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Ferrara – Fondazione Venezia per la ricerca sulla Pace

FINALITA’

Lo scopo ultimo del progetto è di contribuire alla piena ed efficace attuazione della Convenzione di Istanbul, la cui esecuzione richiede non solo un’azione da parte delle autorità pubbliche e di governo, ma anche una partecipazione diffusa e consapevole della società civile. La violenza domestica – in particolare sulle donne, ma non solo – è definita dalla convenzione come un fenomeno strutturale nella società odierna. A contrastare tale fenomeno sono necessarie azioni molteplici, fra le quali grande importanza riveste un’adeguata educazione della giovani generazioni, idonea a creare una mentalità aliena dagli stereotipi – tuttora diffusi e spesso non adeguatamente riconosciuti come tali – che alimentano l’idea di una inferiorità della donna e possono sfociare in comportamenti violenti. E’ necessario che attività adeguate sul piano educativo siano poste in essere con tempestività, anche tenendo conto del fatto che il comitato GREVIO del Consiglio d’Europa – incaricato di monitorare l’adempimento degli Stati parte – prenderà in esame nel 2018 proprio la situazione dell’Italia. Il progetto mira quindi a porre in essere un’azione diretta sul territorio, destinata a sensibilizzare i giovani studenti delle scuole primarie e secondarie verso il problema della violenza domestica e di genere, in modo da contribuire alla loro consapevolezza sia delle origini e delle dimensioni del problema, sia delle forme di prevenzione e di tutela previste per le vittime. La caratteristica innovativa dell’azione che ci si propone di svolgere consiste nel fatto che gli attori principali, protagonisti dell’attività in progetto, saranno gli studenti universitari, sotto la guida e il monitoraggio costante dei docenti in tutte le fasi dell’iniziativa. In tal modo ci si propone di ottenere un effetto di sensibilizzazione dei giovani più ampio e più sentito di quanto possibile se analoghe attività fossero svolte in modo più tradizionale, vale a dire da docenti o relatori istituzionali, più lontani per età e sensibilità dal pubblico cui l’azione è destinata.

Non meno importante è la fase primaria del progetto, che consiste nella formazione specifica degli studenti universitari di laurea magistrale che parteciperanno all’iniziativa. Tale formazione dovrà mirare al risultato pratico di mettere gli studenti partecipanti in condizione di svolgere efficacemente un ruolo attivo di informatori e, insieme, di operatori per la prevenzione e il contrasto alla violenza domestica. La preparazione degli studenti sarà pertanto organizzata attraverso incontri e laboratori di tipo “clinico”, sul modello di quanto praticato nelle cliniche legali universitarie, numerose e ben note negli Stati Uniti ma di recente sperimentate anche in Europa e in Italia. Questo progetto realizza così il primo lavoro “clinico” nell’Università di Padova. Per lo studente di laurea magistrale in Politica Internazionale e Diplomazia la partecipazione al progetto avrà riconoscimento curricolare di 9 cfu.

REALIZZAZIONE

  1. FORMAZIONE DEI PARTECIPANTI

Sono previsti incontri degli studenti con docenti ed esperti sul tema della violenza domestica, appartenenti alle diverse categorie operative nell’attività di prevenzione, contrasto e assistenza alle vittime. Oltre alla comprensione del fenomeno reale, in questa fase i partecipanti dovranno raggiungere la conoscenza degli strumenti giuridici attualmente disponibili nell’ordinamento italiano e internazionale e le modalità con cui le persone vittime di violenza possano avvalersi della tutela così predisposta. Le attività in questa prima fase non dovranno svolgersi in modalità di lezione frontale (se non in minima parte).

2. PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI

2.A – I partecipanti dovranno preparare in ogni dettaglio, sotto la guida dei docenti, i contenuti e materiali delle presentazioni che saranno poi portate agli studenti delle scuole disponibili ad accogliere l’iniziativa. L’attività di progettazione potrà svolgersi in gruppi di lavoro separati al fine di permettere a ciascuno di studiare il tipo di intervento più appropriato a seconda dell’uditorio cui sarà destinato (scuole primarie o secondarie, altre facoltà universitarie).

2.B – Il progetto sarà portato alla conoscenza dei potenziali destinatari, ovvero delle scuole operanti sul territorio. Questa fase richiede la partecipazione diretta dei docenti responsabili dell’iniziativa, che avranno il compito di illustrare il progetto a direttori e docenti delle scuole, oltre che ai comitati dei genitori ove richiesto. Si valuterà l’opportunità di rendere nota l’iniziativa ad un pubblico più vasto tramite la stampa.

3. ATTIVITA’ SUL TERRITORIO

Realizzazione degli interventi progettati presso le scuole. Raccolta e valutazione di feedback, da parte dei docenti e degli studenti delle scuole destinatarie degli interventi.

RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ SVOLTA

La relazione sarà presentata agli organi competenti e agli uffici per le pari opportunità degli Atenei e degli enti coinvolti. Si trasmetterà una relazione dettagliata alla delegazione italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e al rappresentante italiano presso il GREVIO. Si valuterà l’opportunità di diffondere la relazione anche presso altre Istituzioni.

 
 
 
 
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